venerdì 12 gennaio 2018

Monsignor Riboldi

Pregate sempre, senza stancarvi!

Vangelo: Lc 18,1-8 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )
Visualizza Lc 18,1-8
Sappiamo tutti che la preghiera è davvero il modo di dialogare addirittura con Dio. Incredibile solo a pensarci!... Noi che conosciamo per esperienza quanto sia difficile trovare ‘un potente' che ci ascolti. Non hanno mai tempo o, forse, siamo poca cosa ai loro occhi... contiamo niente.
Non così per Dio, l'Onnipotente! Quello che ci offre la Chiesa, oggi, da meditare, per dare ‘senso' alla nostra vita, è proprio la preghiera.
La preghiera è, a volte, contemplare e ascoltare Dio, a volte aprire il nostro cuore a Lui, a volte depositare nel Suo Cuore chi o ciò che ci sta davvero a cuore.... è, insomma, un ‘vivere insieme a Dio' la nostra esperienza di vita.
Per pregare non intendo certamente un ‘ripetere' formule o parole, senza la partecipazione della fede e dell'amore. Quando il nostro è solo un ‘parlare a Dio' senza confidenza e amore, sentendoci davvero alla Sua Presenza, non possiamo sicuramente ritenere di pregare, nel senso più vero e profondo del termine. Una vera preghiera è un ‘modo di essere', di ‘stare davanti a Dio' e richiede anzitutto silenzio interiore, che faccia strada alla parola e ancor più all'ascolto.
Lo sanno bene le persone di fede quanto sia importante la preghiera, per vivere alla Presenza di Dio
in continuità... come se non ci fosse stacco tra la vita concreta e i ‘momenti' propri della preghiera, tanto che tutto diventa preghiera, anche il lavoro.
Così oggi Gesù parla a noi "... sulla necessità di pregare sempre, senza stancarci. ‘C'era in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova che andava da lui e gli diceva: ‘Fammi giustizia contro il mio avversario'. Per un certo tempo, egli non volle, ma poi disse tra sé: ‘Anche se non temo Dio e non ho rispetto per nessuno, poiché questa vedova è così molesta, le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi'. E il Signore soggiunse: ‘Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano ogni giorno verso di Lui e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?". (Lc. 19, 1-8)
Il Signore ci offre un'indicazione di vita: ‘Pregate sempre, senza stancarvi!' e un richiamo, che ci fa meditare, se diamo uno sguardo a come oggi si vive, per lo più con poca o nessuna fede e rapporto con il Padre: ‘Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?'.
Dobbiamo interrogarci: Preghiamo? Quanto preghiamo? Quale contenuto ha la nostra preghiera?
Mi ricordo che un giorno, incontrando quel grande vescovo di Torino, che era il Cardinal Ballestrero, mi chiese a bruciapelo: ‘Quanto tempo date alla preghiera?'.‘Abbastanza' risposi. ‘Un vescovo, se vuole davvero fare bene la sua missione deve dare alla preghiera almeno tre ore al giorno'.
Può sembrare un tempo lungo, ma, quando si esperimenta il valore dello stare davanti a Dio e dialogare o lodare o intercedere o, semplicemente, ‘stare', il tempo scorre veloce.
"Naturalmente non si può giungere a Dio fisicamente, ma rivolgendogli le forze dell'anima: la mente, la volontà e le percezioni del cuore, mediante la purificazione della coscienza e la pratica dell'incessante preghiera, senza la quale non esiste nessun altro mezzo e nessun'altra possibilità reale per entrare nella regione della luce di Dio". (Schimonaco Ilarion)
Chi ama non conta mai il tempo che ha per stare insieme alla persona cara e trasmettere il suo cuore. Non pesano, non danno fastidio le ore che si trascorrono insieme, anzi. Quando ci si lascia, pare sia trascorso un minuto e si prova con la gioia anche un poco di tristezza e il desiderio di incontrarsi di nuovo presto. È quello che vivono non solo i santi, ma quanti hanno imparato a pregare e sanno contemplare o parlare con Dio.
Madre Teresa di Calcutta, per esempio, nonostante la grande fatica che affrontava ogni giorno nel recuperare i moribondi nelle vie di Calcutta, per portarli a casa, pulirli e curarli, dava ampio spazio alla preghiera e chiese alle consorelle di dedicare ogni giorno almeno un'ora di adorazione a Gesù Eucaristia, perché solo così... la fedeltà agli ultimi era assicurata!
Pregare è davvero l'arte di chi ‘vede', ‘incontra' Dio nella vita, non si stancherebbe mai dal trovare felicità, forza di sperare di fronte ad ogni ostacolo, nel fissare gli occhi sul Suo Volto, come facciamo noi quando vogliamo bene, ma veramente bene a qualcuno.
Tante volte mi chiedo quale potrebbe essere il senso della vita quotidiana senza preghiera, senza la Presenza del Padre. Penso sia l'infelicità o l'amarezza di troppi.
Dobbiamo, ripeto, imparare non tanto e solo le formule delle preghiere, ma vivere la preghiera con parole nostre, con le nostre emozioni, pensieri, preoccupazioni: lasciare che il nostro cuore parli a Dio. Proviamo a rispondere con tutta sincerità alle domande che poneva il beato Paolo VI:
"Si avverte quale significato abbia l'orazione nella nostra vita? Se ne sente il dovere? Il bisogno? La consolazione? La funzione nel quadro del pensiero e dell'azione? Quali sono i sentimenti spontanei che accompagnano i nostri momenti di preghiera? La fretta? La noia? La fiducia? L'interiorità? L'energia morale? Ovvero anche il senso del mistero? Luci e tenebre? L'amore finalmente?... Il nostro è un atteggiamento come quello di un cieco che non vede ma sa di essere davanti a un Essere reale, personale, infinito, vivo, che osserva, ascolta, ama l'orante. Allora la conversazione nasce. Un Altro è qui e quest'altro è Dio... noi sappiamo che la preghiera è l'incontro con Dio, una comunicazione possibile ed autentica". (14.02.1973)
Ma è davvero così? Restano infatti da meditare le dure e dolorose parole di Gesù: ‘Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?'. Se guardiamo all'ondata di materialismo oggi trionfante, ci viene da pensare che forse ne troverebbe poca. Ed è naturale, logico: quando tutta la nostra ‘fede' è riposta nelle cose senza vita, nei beni materiali, è molto difficile lasciare ‘spazio' a Dio.
Che non sia così per noi!
Papa Francesco, proprio commentando questa parabola, in un'Udienza Generale, disse:
"Da questa parabola Gesù trae una duplice conclusione: se la vedova è riuscita a piegare il giudice disonesto con le sue richieste insistenti, quanto più Dio, che è Padre buono e giusto, ‘farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui'; e inoltre non ‘li farà aspettare a lungo, ma agirà ‘prontamente'". Per questo Gesù esorta a pregare "senza stancarsi" perché, a differenza del giudice disonesto, "Dio esaudisce prontamente i suoi figli", anche se ciò non significa che lo faccia nei tempi e nei modi che noi vorremmo. La preghiera non è una bacchetta magica! Essa aiuta a conservare la fede in Dio, ad affidarci a Lui... ciò che importa prima di tutto è la relazione con il Padre. Ecco cosa fa la preghiera: trasforma il desiderio e lo modella secondo la volontà di Dio, qualunque essa sia, perché chi prega aspira prima di tutto all'unione con Dio, che è Amore misericordioso. La parabola termina con una domanda: ‘Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?' E con questa domanda siamo tutti messi in guardia: non dobbiamo desistere dalla preghiera anche se non è corrisposta. E' la preghiera che conserva la fede, senza di essa la fede vacilla! Chiediamo al Signore una fede che si fa preghiera incessante, perseverante, una fede che si nutre del desiderio della sua venuta. E nella preghiera sperimentiamo la compassione di Dio, che come un Padre viene incontro ai suoi figli pieno di amore misericordioso

mercoledì 20 dicembre 2017

Preghiera di Natale


(Composta da San Giovanni Bosco:)

Ah! si canti in suon di giubilo,
Ah! si canti in suon d'amor.
O fedeli, è nato il tenero
Nostro Dio Salvator.

Oh come accesa spende ogni stella:
La luna mostrasi lucente e bella
E delle tenebre squarciasi il vel.

Schiere serafiche, che il cielo disserra
Gridan con giubilo: sia pace in terra!
Altre rispondono: sia gloria in ciel!

Vieni, vieni, o pace amata,
Nei cuori nostri a riposar.
O bambino in mezzo a noi
Ti vogliamo conservar.

lunedì 4 dicembre 2017

O Caro San GIuseppe - preghiera di Giovanni Paolo II

O CARO SAN GIUSEPPE

O caro San Giuseppe, amico e protettore di tutti, custode di Gesù e di tutti quelli che invocano il tuo aiuto. Tu sei grande perché ottieni da Dio tutto quello che gli uomini ti chiedono.
Ti prego di accogliere la mia preghiera: veglia e custodisci tutte le famiglie perché vivano l’armonia, l’unità, la fede, l’amore che regnava nella Famiglia di Nazareth. Guarda con tenerezza particolare le famiglie dei disoccupati, dona a tutti un lavoro, affinché con la loro opera creino un mondo migliore e diano lode a Dio Creatore.
Ti affido la Chiesa, in particolare il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti, e tutti i Missionari perché si sentano sostenuti dalla tua paternità. Chi li può amare più di te, o caro San Giuseppe?
Proteggi tutte le persone consacrate perché trovino nella tua obbedienza e adesione alla volontà di Dio, l'esempio per vivere nel silenzio, nell’umiltà e nella missionarietà la vita di unione con Dio che le rende felici nel compimento della divina volontà.
La gioia di sentirsi di Dio è così grande che non ha paragoni; solo in Dio si trova tutta la felicità. San Giuseppe esaudisci la mia preghiera!
Amen.
Sommo Pontefice San Giovanni Paolo II

domenica 13 dicembre 2015

A GESU' CROCIFISSO DI MONS. ANGELO COMASTRI




A GESU' CROCIFISSO DI ANGELO COMASTRI

O Gesù, mi fermo pensoso
ai piedi della Croce:
anch'io l'ho costruita con i miei peccati!
La tua bontà, che non si difende
e si lascia crocifiggere, è un mistero
che mi supera e mi commuove profondamente.
Signore, tu sei venuto nel mondo per me,
per cercarmi, per portarmi
l'abbraccio del Padre.
Tu sei il volto della bontà
e della misericordia:
per questo vuoi salvarmi!
Dentro di me ci sono le tenebre:
vieni con la tua limpida luce.
Dentro di me c'è tanto egoismo:
vieni con la tua sconfinata carità.
Dentro di me c'è rancore e malignità:
vieni con la tua mitezza e la tua umiltà.
Signore, il peccatore da salvare sono io:
il figlio prodigo che deve tornare, sono io!
Signore, concedimi il dono delle lacrime
per ritrovare la libertà e la vita,
la pace con te e la gioia in te.
Amen.

giovedì 17 settembre 2015

O Maria, aurora del mondo nuovo di SAN GIOVANNI PAOLO II

 

O Maria, aurora del mondo nuovo

 

O Maria,
aurora del mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato
di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere,
di uomini e donne vittime di disumana violenza,
di anziani e malati uccisi dall'indifferenza
o da una presunta pietà.
Fa' che quanti credono nel tuo Figlio
sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo
il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo
come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine
in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo
con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà,
la civiltà della verità e dell'amore.
A lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
(Giovanni Paolo II)

lunedì 31 agosto 2015

Caarlo Carretto



"Ora, miei giovani, mi chiederete il mio messaggio finale. Eccolo, ve lo do volentieri: riassumo le esperienze più belle di sei anni in queste parole "abbiate fiducia in Dio". Ma non teoricamente, astrttamente, come tanti cristiani fanno, ma praticamente, sinceramente. Avere fede in Dio significa credere alla sua presenza, alla Sua onnipotenza, al Suo Amore. Credere in Dio significa non avere paura di nessuno, significa tener la testa sempre alta, significa essere liberi, veramente liberi. Credere in Dio significa fare i miracoli, non temere che manchi mai il pane o che manchino i mezzi per l'apostolato, significa essere ottimisti, significa cantare anceh fra le lacrime, sorridere anche davanti alla morte."

tratto da "Carlo Carretto - Una vita per immagini"

lunedì 6 aprile 2015

Preghiera di Papa Francesco


'...Nel momento nel quale tutto sembra perduto , nel momento del dolore, nel quale tante persone sentono come il bisogno di scendere dalla croce, è il momento più vicino alla risurrezione. La notte diventa più oscura proprio prima che incominci il mattino, prima che incominci la luce. Nel momento più oscuro interviene Dio e risuscita. Gesù, che ha scelto di passare per questa via, ci chiama a seguirlo nel suo stesso cammino di umiliaizone. Quando in certi momenti della vita non troviamo alcuna via d'uscita alle nostre difficoltà, quando sprofondiamo nel buio più fitto, è il momento della nostra umiliazione e spogliazione totale, l'ora in cui sperimentiamo che siamo fragili e peccatori. E' proprio allora, in quel momento, che non dobbiamo mascherare il nostro fallimento, ma aprirci fiduciosi alla speranza in Dio, come ha fatto Gesù."

Papa Francesco.