domenica 13 dicembre 2015

A GESU' CROCIFISSO DI MONS. ANGELO COMASTRI




A GESU' CROCIFISSO DI ANGELO COMASTRI

O Gesù, mi fermo pensoso
ai piedi della Croce:
anch'io l'ho costruita con i miei peccati!
La tua bontà, che non si difende
e si lascia crocifiggere, è un mistero
che mi supera e mi commuove profondamente.
Signore, tu sei venuto nel mondo per me,
per cercarmi, per portarmi
l'abbraccio del Padre.
Tu sei il volto della bontà
e della misericordia:
per questo vuoi salvarmi!
Dentro di me ci sono le tenebre:
vieni con la tua limpida luce.
Dentro di me c'è tanto egoismo:
vieni con la tua sconfinata carità.
Dentro di me c'è rancore e malignità:
vieni con la tua mitezza e la tua umiltà.
Signore, il peccatore da salvare sono io:
il figlio prodigo che deve tornare, sono io!
Signore, concedimi il dono delle lacrime
per ritrovare la libertà e la vita,
la pace con te e la gioia in te.
Amen.

giovedì 17 settembre 2015

O Maria, aurora del mondo nuovo di SAN GIOVANNI PAOLO II

 

O Maria, aurora del mondo nuovo

 

O Maria,
aurora del mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato
di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere,
di uomini e donne vittime di disumana violenza,
di anziani e malati uccisi dall'indifferenza
o da una presunta pietà.
Fa' che quanti credono nel tuo Figlio
sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo
il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo
come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine
in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo
con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà,
la civiltà della verità e dell'amore.
A lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
(Giovanni Paolo II)

lunedì 31 agosto 2015

Caarlo Carretto



"Ora, miei giovani, mi chiederete il mio messaggio finale. Eccolo, ve lo do volentieri: riassumo le esperienze più belle di sei anni in queste parole "abbiate fiducia in Dio". Ma non teoricamente, astrttamente, come tanti cristiani fanno, ma praticamente, sinceramente. Avere fede in Dio significa credere alla sua presenza, alla Sua onnipotenza, al Suo Amore. Credere in Dio significa non avere paura di nessuno, significa tener la testa sempre alta, significa essere liberi, veramente liberi. Credere in Dio significa fare i miracoli, non temere che manchi mai il pane o che manchino i mezzi per l'apostolato, significa essere ottimisti, significa cantare anceh fra le lacrime, sorridere anche davanti alla morte."

tratto da "Carlo Carretto - Una vita per immagini"

lunedì 6 aprile 2015

Preghiera di Papa Francesco


'...Nel momento nel quale tutto sembra perduto , nel momento del dolore, nel quale tante persone sentono come il bisogno di scendere dalla croce, è il momento più vicino alla risurrezione. La notte diventa più oscura proprio prima che incominci il mattino, prima che incominci la luce. Nel momento più oscuro interviene Dio e risuscita. Gesù, che ha scelto di passare per questa via, ci chiama a seguirlo nel suo stesso cammino di umiliaizone. Quando in certi momenti della vita non troviamo alcuna via d'uscita alle nostre difficoltà, quando sprofondiamo nel buio più fitto, è il momento della nostra umiliazione e spogliazione totale, l'ora in cui sperimentiamo che siamo fragili e peccatori. E' proprio allora, in quel momento, che non dobbiamo mascherare il nostro fallimento, ma aprirci fiduciosi alla speranza in Dio, come ha fatto Gesù."

Papa Francesco.

martedì 24 febbraio 2015

Sant'Antonio



Dagli scritti di sant'Antonio:

L'angelo non disse "Ave, Maria", bensì: "Ave, o piena di grazia".
Noi, invece, diciamo: "Ave, Maria", Maria, cioè stella del mare.
Siamo infatti, in alto mare, agitati dai flutti, travolti dalla tempesta e perciò invochiamo la stella del mare, per poter arrivare con il suo aiuto al porto della salvezza eterna.
E' lei che libera dalla tempesta, che indica la rotta e guida al porto quelli che la invocano.
Gli angeli non hanno la necessità di essere salvati dal naufragio, perché sono sicuri della patria celeste e la splendore di Dio li illumina.
Noi miseri, invece, sperduti nel mare delle tempeste, posti sull'orlo della morte, gridiamo sempre: "Ave, Maria".

lunedì 9 febbraio 2015

Preghiera di San Pio da Pietralcina

O Celeste Bambino
Quale riconoscenza, o Dio, non ti dovremmo?
Di quale amore non dovrebbe bruciare per te il nostro cuore!
Con quel fuoco d'amore dovremmo riscaldare quelle tremanti tue tenere membra...
Le tue tenerezze conquistano il mio cuore e resti preso dal tuo amore, o celeste Bambino.
Lascia che al contatto del tuo fuoco l'anima mia si liquefaccia per amore ed  il tuo fuoco mi consumi, mi buric, m'incenerisca qui ai tui ai tuoi piede e resti liquefatto per amore e magnifichi la tua bontà e la tua carità.
(Epist. IV 871-872)

mercoledì 28 gennaio 2015

Dai «Discorsi» di Paolo VI



Dai «Discorsi» di Paolo VI, papa
(Discorso tenuto a Nazareth, 5 gennaio 1964)

L'esempio di Nazareth
La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare.
Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il Cristo. Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo.
Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. Qui, a questa scuola, certo comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo. Oh! come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazareth! Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine! Ma noi non siamo che di passaggio e ci è necessario deporre il desiderio di continuare a conoscere, in questa casa, la mai compiuta formazione all'intelligenza del Vangelo. Tuttavia non lasceremo questo luogo senza aver raccolto, quasi furtivamente, alcuni brevi ammonimenti dalla casa di Nazareth.
In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazareth, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l'interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto.
Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazareth ci ricordi cos'è la famiglia, cos'è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com'è dolce ed insostituibile l'educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell'ordine sociale. Infine impariamo la lezione del lavoro. Oh! dimora di Nazareth, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine; qui infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello, il profeta di tutte le giuste cause che li riguardano, cioè Cristo nostro Signore.