lunedì 18 giugno 2012

Vangelo - 16-06-2012 - Monsignor Riboldi



Racconta l'evangelista Marco ciò che Gesù disse alla folla:
"Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura". (Mc. 4, 26-34)
Ed è davvero così. I cristiani, che con serietà vivono di fede, di fatto da essa si fanno condurre e ... neanche si accorgono della loro bontà, della loro stessa fedeltà: la fede è in loro un seme che cresce, ma essi sono solo tesi ad essere fedeli nella ricerca di Dio: una ricerca che matura come il seme che diventa spiga.
Sono tanti i fratelli nella fede che la coltivano nella vita, forse conoscono anche la fatica di mettere alle spalle il mondo, ma soprattutto vivono dell'interiore gioia che Dio dona in pienezza a chi vive di fede in Lui: chi ama non pensa a ciò che rinuncia, ma all'amore di cui vive.
Ogni volta visito qualche monastero o incontro cristiani di fede profonda, mi stupisce la loro serenità, a volte nonostante difficoltà o sofferenze.
Hanno lo sguardo di chi vede oltre il tempo, oltre le apparenze. Cercano di dare alla vita, in ogni atto o gesto quotidiano, anche il più semplice, la stessa cura che Dio ha per il seme che ha posto in loro. Sono un vero spettacolo che sparge speranza nel mondo, come una sfida da accettare.
D'altra parte tutti sappiamo che la vita non è uno scherzo: la vita non concede a nessuno leggerezza e superficialità, perché comunque, per la sua stessa finitezza, mette a dura prova ciò che davvero siamo e crediamo.
Quello che ogni volta dico a me stesso: il sorriso di un cristiano di grande e sincera fede - e ne incontro tanti - testimonia la bellezza dell'uomo che, ogni giorno, si lascia plasmare da Dio.
Ma sappiamo dare a Dio la nostra totale ed incondizionata fiducia, abbandonandoci alla Sua azione, mettendo la nostra vita nelle Sue mani e nel Suo Cuore, affidandoci a Lui, credendo che Lui e solo Lui conosce il cammino che dobbiamo percorrere per essere davvero felici?
Dio non voglia, carissimi, che viviamo senza una ragione o senza uno sguardo al Cielo. Ricordiamocelo sempre: non siamo cose, siamo figli del Padre, tutti, e quindi chiamati alla sola Bellezza che è propria dei figli di Dio, quella che si riflette nelle persone buone.
Affermava Paolo VI, nostro grande amico ora dal Cielo:
"La vita cristiana è come un sole che splende sull'insieme dei nostri giorni. Figlioli miei, se questo sole finisce per spegnersi, che cosa si perderebbe?
Alcuni dicono niente e invece si perderebbe proprio il senso della vita: perché lavorare, perché amare gli altri, perché essere buoni, perché soffrire, perché vivere, perché morire se non c'è una speranza al di sopra di questa nostra povera vita sulla terra?
La gioia cristiana - giova ripeterlo - è dare il senso, il valore, la dignità al nostro passaggio sulla terra. Per questo il nostro grido è: Siate veri cristiani: cristiani nelle opere e non a parole".
Antonio Riboldi – Vescovo

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